Carmelina e Patrizia: due donne, due mamme – coraggio che sono riuscite a trasformare la sofferenza e il dolore in opportunità. Si sono incontrate sabato sera, davanti allo splendido scenario della Valle dei Templi, in occasione del Premio “Sipario d’Oro”. E’ bastato guardarsi negli occhi, sciogliersi in un abbraccio spontaneo e rimanere in un lungo silenzio, come è muto il dolore. Ma che vale più di mille parole. Il premio è un giusto e doveroso riconoscimento per quella che, ormai, è la loro “missione” di vita: rendere omaggio ai loro figli e, allo stesso tempo, dare loro giustizia. Ma soprattutto affinché nessun’altra mamma provi sulla propria pelle la tragedia che esse vivono. E lo hanno detto, ribadito e gridato, davanti ad un attento pubblico, al giornalista Lelio Castaldo che, per l’occasione, ha dato vita ad una sorta di mini talk. Ciascuna raccontando la propria drammatica e tragica esperienza. Carmelina Nobile è la mamma di Giuseppe Di Stefano, un ragazzo strappato alla vita troppo presto, vittima di un incidente stradale. E’ lei stessa a raccontarlo, a rivivere con particolare lucidità quel drammatico pomeriggio del 22 agosto 2017. “Ricordo che quel giorno Giuseppe, come sempre, ci salutò, com’era suo solito fare, con un “Ciao Mà, Ciao Pà, ci vediamo stasera”. Sapevamo che sarebbe dovuto andare ad uno stage formativo per l’ultima lezione e da lì passare successivamente in un negozio Wind per cambiare la scheda del telefonino acquistato qualche giorno prima. Non era un ragazzo che rientrava a casa in ritardo e, comunque, quando capitava ci avvertiva al telefono. Poco dopo le 20, in considerazione del fatto che per quell’ora la Wind è chiusa, cominciai a chiamare Giuseppe al suo cellullare, ma senza ottenere risposta. Lo chiamai più volte. Chiamai anche la sorella Taisia nel caso avesse notizie. Come detto, già dalle 20 cominciavo a stare in ansia. Ho cercato di contattare Giuseppe per almeno due ore abbondanti. Mi sforzavo di essere serena, ma ovviamente non riuscivo. Sino a quando, intorno alle 22, nostra figlia Taisia ci diede la drammatica notizia. Seppi dopo che sul suo cellulare gli amici avevano cominciato ad inviarle messaggi di cordoglio. E che su Facabook circolavano le immagini del luogo dell’incidente. Qual è la mia idea? Il Tribunale, al termine delle indagini, ha stabilito che non si è trattato di un incidente autonomo, ma dalle indagini emerse non si esclude che possa essere stato causato da qualcuno, insomma che ci sia un responsabile. Però, tenuto conto che non esiste alcuna testimonianza, il caso è stato archiviato. C’è poi il particolare del casco integrale di Giuseppe, rinvenuto accanto al suo volto. Giuseppe non avrebbe potuto toglierlo perché, mi hanno confermato i medici, purtroppo è spirato nell’immediato. E comunque anche se non fosse morto sul colpo, non avrebbe avuto la forza. Qualcuno lo ha messo lì. E’ il probabile responsabile o la mano pietosa di un automobilista che passando si è accorto di Giuseppe per terra? E perché questa persona non esce allo scoperto? A distanza di nove anni da quel 22 agosto 29017, ancora non sappiano nulla. Eppure, ci sarebbe la possibilità che il caso possa essere riaperto, se solo qualcuno quel giorno, intorno alle 19, trovandosi a transitare su quella strada, la statale 640, nella direzione che da Porto Empedocle va a Maddalusa, venisse allo scoperto e si ricordasse qualcosa. Persone che abitano nella zona dell’incidente ci hanno riferito che quel giorno la strada era trafficata, c’era un via vai di auto. Però, nessuno ha visto niente, nessuno ha parlato. A distanza di nove anni lancio un accorato appello a chi, quel 22 agosto 2017, si trovava a transitare su quella strada e abbia visto qualcosa: che esca allo scoperto, recandosi al posto di Polizia. O contattando me, la mamma, attraverso una telefonata o una lettera anche in forma anonima”. Oggi Carmelina Nobile è la responsabile territoriale e Consigliere del Direttivo Nazionale dell’AIFVS, Associazione Italiana Familiari Vittime della Strada. Ha deciso di dedicare il suo tempo alla promozione della cultura della sicurezza stradale. Gira per le scuole, partecipa a convegni a tema e se vede un ragazzo circolare senza casco o commettere qualche infrazione lo redarguisce come fa una mamma. Perché lei è si la mamma di Giuseppe, ma anche delle tantissime mamme che negli ultimi anni hanno pianto i loro figli, vittime di incidenti stradali. “Il premio – ha sottolineato con umiltà sul palco, chiamando attorno a sé genitori e parenti di vittime della strada – vuole essere un riconoscimento non solo per la nostra Associazione, ma soprattutto per tutte le vittime della strada e per le loro famiglie, che ogni giorno trasformano il proprio dolore in impegno, testimonianza e speranza affinché nessun’altra famiglia debba vivere ciò che abbiamo vissuto”. Patrizia Mercolino è conosciuta come la “mamma d’Italia”. E’ la mamma di Domenico Caliendo, il bimbo di due anni e mezzo deceduto il 21 febbraio scorso all’ospedale Monaldi di Napoli a seguito di un drammatico trapianto di cuore, andato male, anzi malissimo. Come Carmelina, anche Patrizia ha raccontato con parole semplici, con profonda umiltà, il calvario del piccolo Domenico, ma anche quello suo e di tutta la sua famiglia, il papà e i due fratelli, presenti anche loro ad Agrigento. “Domenico soffriva di una cardiomiopatia dilatativa e per questo aveva bisogno di un cuore nuovo. Il giorno del trapianto viene fissato il 23 dicembre. Ma gli stato trapiantato un cuore danneggiato a seguito delle bruciature provocate dal ghiaccio a secco. La notte precedente abbiamo dormito insieme: la mattina del 23 lo saluto prima che vada in sala operatoria. Sappiamo che il cuore arriva da Bolzano alle 14,30. Cosa succede dopo, me lo devono spiegare. Errori fatali. Sul tavolo il cuore di Domenico che ancora batte. Per tranquillizzarmi mi hanno detto che mio figlio sarebbe stato attaccato all’Ecmo e inserito in lista per un nuovo trapianto. Che il cuore arrivato fosse danneggiato lo apprendo dai giornali. Un cuore bruciato, che è anche il titolo del libro scritto. Io ho ho affidato la vita di mio figlio ai medici, Voglio che chi ha sbagliato paghi. Quello che è accaduto a Domenico non significa che tutta la sanità italiana non sia buona: abbiamo un’ottima sanità. Sono convinta che dopo il suo caso ora ci sia più attenzione, lo spero e lo credo”. Alla domanda se il clamore mediatico abbia contribuito alla sua causa, Patrizia risponde serenamente che “si, ho voluto io tutto questo clamore mediatico, perché la mia è una cicatrice che mai più si rimarginerà e perché desidero che i riflettori siano sempre accesi. A settembre comincia il processo: a conclusione farò calare il clamore mediatico e me ne ritornerò alle mie cose, alla mia famiglia. Noi siamo persone umili, non abituate ai riflettori”. Storie di Carmelina e Patrizia due momenti intensi della serata che hanno emozionato e commosso tutti quanti. A Carmelina Nobile la doverosa considerazione finale: “Porterò sempre nel cuore l’abbraccio con Patrizia, mamma del piccolo Domenico. È stato un incontro che ha toccato profondamente la mia anima: due mamme unite dallo stesso immenso dolore per la perdita di un figlio, seppur in circostanze diverse. In quell’abbraccio che rappresentava quello di tutte le mamme che hanno perso il proprio figlio/a ,non c’erano parole sufficienti, ma solo la forza della comprensione reciproca, della vicinanza e della condivisione di una sofferenza che nessun genitore dovrebbe mai conoscere”. Views: 525 Navigazione articoli Rifiuti ad Agrigento, aggiudicazione provvisoria a Risam Femminicidio Patrizia Russo: il perchè dell’ergastolo a Salamone