Un impegno che continua. Senza tentennamenti, senza paura, senza indietreggiare di un millimetro. E’ quello che Roberta Lala porta da tempo, da sempre si può dire, a favore delle donne e contro la violenza e i femminicidi. Da donna e soprattutto da donna impegnata nelle Istituzioni. L’ha fatto da Assessora alle Pari Opportunità nella precedente amministrazione guidata dal sindaco Franco Miccichè, proponendo due tra i più interessanti progetti: “Giornate porte aperte”, dell’aprile 2021, in collaborazione con le Associazione “Telefono aiuto” di Antonella Gallo Carrabba e dell’Associazione “Gloria”, indirizzato al sostegno di donne che hanno subito violenza e di coloro che subiscono discriminazioni omofobe e “Non ti lasciamo sola”, progetto datato dicembre 2022, che porta la sua firma, nonostante, nel frattempo, si fosse dimessa dalla carica. Consiste nella realizzazione, su un bene confiscato alla mafia, di una casa di prima accoglienza per le donne vittime di violenza. Il suo impegno adesso continua, sempre da Assessora alle Pari Opportunità, nella Giunta guidata dal sindaco Michele Sodano. E oggi, Roberta Lala ha avuto l’onore di dare il via all’iniziativa “Chilometro Zero”, tappa iniziale della marcia e del progetto di sensibilizzazione itinerante contro la violenza sulle donne intitolato “Orme d’ombra”, promosso dall’associazione Artemixia e dal suo assessorato. Due i momenti salienti: l’incontro con le Scuole alla Biblioteca comunale “Franco La Rocca”, incentrato sull’educazione emotiva e sul rispetto reciproco e nel pomeriggio, nella Valle dei Templi, la piantumazione dell’“Albero per la Memoria”, un monumento vivente in ricordo di tutte le vittime agrigentine di violenza. “L’avere scelto Agrigento – sottolinea Roberta Lala – ovviamente ci riempie di orgoglio. Ma di più per il messaggio che lanciamo dalla nostra città. Io come assessore sento l’obbligo di esserci, di promuovere, di sensibilizzare e soprattutto di potere essere un punto di riferimento per chinque lo vorrà: le nostre porte sono aperte. Momento saliente anche la piantumazione di un albero alle donne agrigentine vittime di violenza: Alice Schembri, Antonella Alfano, Patrizia Russo e Ilenia Bonanno. L’albero non è un simbolo casuale, un abero è tanta roba, è vivo, è vita. Un albero è fatto di radici che rappresentano queste donne che hanno perso la vita e che devono affondare nelle nostre coscienze. Il tronco che le sostiene deve essere rappresentato dalle Istituzioni, dai centri antiviolenza, dalle forze dell’Ordine. E poi ci sono i rami che rappresentano la rinascita, le foglie che sono i ragazzi, le nuove generazioni. E questo il messaggio che noi dobbiamo lanciare perché oggi, purtroppo, la violenza è molto estesa, non riguarda solo le donne. I numeri dei femminicidi ormai, purtroppo, si aggiornano quotidianamente nell’ordine di ore, se non di minuti. C’è una violenza dilagante sotto tanti puti di vista, verbale, sui social. Da dire, però, che c’è una violenza dilagante sotto tani aspetti, verbale, sui social. In quest’ottica, pur nella sua drammaticità, è stata fondamentale la testimonianza della professoressa Giusy Alaimo, mamma di Alice Schembri, la ragazza vittima di una violenza sessuale di gruppo, morta suicida nel 2017, a causa della diffusione in rete dei video degli abusi subiti. Non vi fidate degli amici, ma solo dei genitori che non vi tradiranno mai, è stato il suo accorato messaggio rivolto ai ragazzi presenti stamattina. Parole che devono fare riflettere”. Sulla finalità dell’iniziativa, ma soprattutto sul programma della marcia itinerante, è intervenuta Rosalba Castelli, responsabile dell’associazione Artemixia e ideatrice del progetto “Orme d’Ombre”. “Le orme – sottolinea – sono i segni che lasciamo negli incontri, che cerca il viandante nel suo cammino, quelle che lasciamo sulla sabbia. Dobbiamo curarci delle orme attraverso l’ascolto perché solo cosi possiamo far si che queste orme abbiano cura, attenzione. L’ombra è, metaforicamente, qualcosa che appartiene al cammino, ma è anche quella che al di sotto e all’interno nasconde tanta violenza. Quella che non viene narrata. E tanta violenza non viene vista, non viene riconosciuta, sminuita. Tanta violenza viene esercitata per esempio dai giudici quando sentenzia che la ragazza se l’è cercata perché doveva conoscere i rischi. Pensiamo ad esempio alla vostra Alice, che ci ha lasciati perché non ha retto ciò che successo dopo la violenza che lei aveva già subita. Quindi c’è tanta violenza d’ombra che viene anche esercitata dalla società sempre più patriarcale. Partita da Agrigento, la marcia attraverserà diversi comuni dell’entroterra per arrivare a Palermo il 9 ottobre. Ripartenza il 12 sino a Messina, per poi concludersi nel Parco dell’Etna verso la fine d novembre. Durante tutto il tragitto, l’iniziativa racconterà anche ai più giovani storie di contrasto alla violenza, come quella del diciannovenne Mirko, ucciso a soli 19 anni nel tentativo di difendere la madre dalla violenza dell’ex compagno”. Presente alla iniziativa di stamattina alla Biblioteca La Rocca, anche il Centro Antiviolenza “Telefono Aiuto”, diretto da Antonella Gallo Carrabba, una vera eccellenza sul fronte della lotta alla violenza sulle donne: “Dovevamo esserci, perché questa mattina si è parlato di ascolto, della donna, della ragazzina, del ragazzino che subisce violenza, sicuramente Telefono Aiuto è un punto di riferimento. Abbiamo parlato di violenza in tanti modi, perché la violenza si annida ovunque. E nel mio intervento ho parlato del pregiudizio, perché molto spesso ci blocca proprio il pregiudizio che in qualche modo finisce per ledere la nostra libertà. La fiducia, il rispetto sono ingredienti che diventano negativi quando nella coppia l’amore diventa possesso. I ragazzi hanno ricevuto il nostro messaggio che è quello di parlare, di farsi ascoltare e quando si chiede aiuto non è segno di debolezza, ma anzi è il momento della forza di ciascuno di noi. La testimonianza della mamma di Alice Schembri nel contesto odierno è stata particolarmente appropriata. Lei racconta che sua figliasi è fidata delle amiche, si è fidata di chi le stava vicina e non ha raccontato ai genitori il suo tormento. Quindi il messaggio di Giusy ai ragazzi deve essere quello di tutti noi: raccontare e trovare gli alleati principalmente nei genitori”. Particolarmente emozionane e commovente il passaggio, di mano in mano, tra tutti gli studenti presenti, di piccoli drappi, realizzati da donne detenute, con i nomi delle donne agrigentine uccise. L’incontro è stato allietato dalla presenza della nota soprano agrigentina, Fiammetta Bellanca, che ha eseguito diversi brani. Views: 237 Navigazione articoli Agrigento protagonista a New York: alleanza tra città costiere contro l’innalzamento del mare Agrigento, ladri in un B&b al Viale della Vittoria