Dalle promesse da campagna elettorale alla dura realtà dei fatti. Cosa è rimasto degli impegni solenni presi dal governo di Giorgia Meloni? Poco o nulla, e a pagarne il prezzo più alto è il Sud.A livello nazionale, i grandi cavalli di battaglia sono svaniti: il taglio immediato delle accise sulla benzina è stato cancellato dai vincoli di bilancio, la cancellazione della legge Fornero sulle pensioni è rimasta un miraggio, e il tanto sbandierato blocco navale contro l’immigrazione non si è mai visto.Ma è in Sicilia che il corto circuito tra annunci e realtà diventa macroscopico. La madre di tutte le promesse, il Ponte sullo Stretto, si è trasformata in un labirinto. Dopo il no della Corte dei Conti — che ha negato il visto di legittimità sul progetto per dubbi su costi e ambiente — e i fari della magistratura per presunta corruzione, l’opera è di fatto paralizzata.Il paradosso?Per finanziare questo fantasma di cemento, Roma ha sottratto miliardi dal Fondo Sviluppo e Coesione dell’isola, lasciando ferrovie interne e strade statali siciliane a pezzi.Nel frattempo, la sanità pubblica nell’isola arranca sotto i tagli nazionali. Sebbene la Regione provi a blindare la spesa PNRR e i fondi per i nuovi poli ospedalieri, la carenza di personale e le liste d’attesa infinite raccontano un’altra storia.La distanza tra la propaganda romana e la realtà siciliana non è mai stata così profonda. Salvatore Petrotto Views: 189 Navigazione articoli Il tempo è denaro, il vitalizio è sacro: il pendolo della questione morale siciliana DC, la crisi ha un nome politico: Carmelo Pace rischia di non fermare l’emorragia verso Cateno De Luca