Il vice sindaco di Agrigento, Giovanni Crosta, interviene a fronte della ribalta mediatica a cui è assurto il caso del suo immobile abusivo ad Agrigento in contrada Zingarello. E afferma: “Ho ereditato la casa dopo la morte di mio padre, che l’ha costruita quando avevo 11 anni. Sull’immobile pende dal 1985 una domanda di sanatoria che non è stata ancora esaminata. Non ho compiuto alcun abuso, né allora né dopo, e non posso essere ritenuto responsabile delle azioni commesse da altri, nemmeno dai miei genitori ormai defunti. Il bene non è vendibile né alienabile, e non è destinatario di provvedimenti che ne impediscano l’utilizzo. Riguardo la fornitura idrica, ne ho chiesto personalmente l’interruzione nel gennaio del 2015, in qualità di erede. Non ho mai definito la casa un rudere. Non è abitata durante tutto l’anno. E’ utilizzata in alcune giornate di festa, come a Ferragosto, quando ci siamo organizzati portando l’acqua con dei bidoni. Ho firmato un atto d’indirizzo per chiedere agli uffici comunali di accelerare la verifica delle domande di sanatoria ancora pendenti. E’ un’attività sostanzialmente ferma da circa quarant’anni. Gli atti sono questi e sono gli atti a parlare. La vicenda è stata utilizzata anche per esasperare la contrapposizione tra l’amministrazione comunale e gli abitanti della zona A. Continuerò a rispondere con gli atti, con la trasparenza e con il lavoro degli uffici. Ringrazio quanti mi hanno manifestato vicinanza e sostegno”.

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