Profondo cordoglio ha destato ad Agrigento la notizia della improvvisa scomparsa di Mario D’Alessandro, poliedrica figura nel campo della musica, dell’arte, della letteratura. Aveva 77 anni. La morte è avvenuta in Romagna. Sono stati i figli Amedeo, Francesco, Alfredo e tutti gli altri componenti della sua famiglia a darne notizia in un post nella pagina facebook dello stesso Mario D’Alessandro. “Siamo addolorati, si legge, nel comunicarvi che papà si è spento ieri, 29 luglio, a seguito di una malattia con la quale si è trovato a combattere negli ultimi mesi e che ci ha catapultati improvvisamente in questo triste epilogo. Per tutti quelli che lo hanno conosciuto, per gli amici vicini, per gli amici lontani e per tutti quelli che leggendo abbiano piacere d farlo, chiediamo di osservare un minuto di silenzio per poterlo accompagnare con un pensiero di serenità e amore nel viaggio che sta affrontando”.

La salma sarà trasportata ad Agrigento nei prossimi giorni.

Proprio oggi era in programma a Favara una iniziativa culturale promossa dal Farm Cultural Park, assieme a Medinova, promossa da Giuseppe Piscopo e Antonio Liotta.

Tra i tanti messaggi di cordoglio e in ricordo di Mario D’Alessandro, ne abbiamo scelto due: uno del fratello Nicolò, l’altro di Giovanni Parisi , che nel suo libro, “Nostalgia Canaglia”, dedica un capitolo a Mario D’Alessandro.

Testimonianza di Nicolò D’Alessandro:

Mario, mio fratello, ci ha lasciati stanotte. E’ con grande dolore che comunico questa notizia per ricordarlo a tutti gli amici che gli hanno voluto bene.

Mario D’Alessandro

Autore- Musicista-Produttore discografico. Autore prolifico e versatile nella sua lunga carriera ha firmato (circa duemila) brani musicali da lui interpretati (come cantautore) e per molti artisti (I camaleonti, Raoul Casadei, Statuto, Passengers, Bravo, Carlos Raphael, Tretrè, Paolo Meneguzzi, Genio & Pierrot, Fratelli D’Italiae Orchestre da Ballo. Ha scritto testi per Piero Chiambretti, Mara Venier, Gabriella Carlucci, Marisa Laurito, Gianfranco Agus, Patrizia Pellegrino, Pino D’Angiò, i Trettrè e Wendy. Per l’editore Coppola ha pubblicato il libro “Ridiamo”. Nato ad Agrigento, mancato geologo, dal 1996 al 1970 lo ritroviamo con il suo primo gruppo musicale: “I Ragazzi Del Fiume” in tournèe in Italia e all’estero. Nel 1970 il complesso maturatosi si trasforma musicalmente e con il nome “Tau e I Dales” partecipa al Festival Internazionale “PALERMO POP 70”. Per la PICK UP records firma i due brani “Ergastolo” e “A due passi dal cielo” (45 giri). Mario D’Alessandro decide di continuare da solo l’attività, sciogliendo la formazione da lui composta. Un lungo periodo è dedicato ad approfondire le proprie esperienze musicali che lo porteranno ad accostarsi al gruppo della scuola bolognese di Francesco Guccini, Giorgio Massini e Guido Rotolo. Nella scuola agrigentina di cabaret accanto ai vari Enzo Di Pisa e Michele Guardì, figurano i testi e le musiche del versatile autore siciliano che per il gruppo “I MIMOSTRANTI”, scrive i testi e le musiche dal 1975 al 1977. Animatore culturale, costituisce ad Agrigento la prima Radio libera, conducendo e scrivendo i testi di numerosi programmi d’intrattenimento e non. Ha occasione di presentare al “CANTAGIRO 77” due brani musicali incisi in un 45 giri per la ATA records, interpretati dall’attore Franco Catalano. Nel dicembre dello stesso anno viene premiato alla rassegna dei CANTAUTORI SICILIANI al Teatro Biondo di Palermo. Per Patrizia De Vecchis firma i due brani: “Sola e ti penso” e “Sensazioni” (C.P. Music) curandone anche gli arrangiamenti con Salvatore Pumo. Per la Settimana Pirandelliana di Agrigento (Luglio – Agosto 1978) scrive le musiche sia per “La sagra del Signore della Nave” di Luigi Pirandello con la regia di Ruggero Jacobbi sia per “L’altro figlio” di Luigi Pirandello con la regia di Andrea Cammilleri. Per la RAI REGIONALE SICILIA firma i testi del programma d’intrattenimento in 15 puntate di “Scusi Ë permesso?”, condotto da Berta Ceglie ed Ezio Trapani. In coppia con Salvatore Pumo firma i brani di un 45 giri comprendente “discosfida”, sigla dell’omonima trasmissione radiofonica di Giancarlo Guardabassi (RETE 1- ore 13) e “mata mata” sigla di chiusura della trasmissione “Non a caso qui stasera riuniti” (RETE 2, sabato ore 19,30) condotto da Clericetti e Domina. Per il PICCOLO TEATRO PIRANDELLIANO scrive le musiche de “L’Onorevole“ di Leonardo Sciascia, per la regia di Enzo Alessi, presentato al 31 FESTIVAL DI PESARO. Uno dei brani Ë firmato in coppia con Rosa Balistreri. Con Franco Li Causi, autore della nota canzone “Vitti ‘Na Crozza”, scrive le musiche per “Ciaula scopre la luna” e “La Giara” di Luigi Pirandello, presentate in cartellone nella stagione 1978-1979 ad Agrigento. Firma i testi e le musiche di un 45 giri del gruppo SPIN per la SEA music: “Parlo e tu…” e “Cosa fai stasera”. Ancora per la SETTIMANA PIRANDELLIANA 1979 scrive le musiche di “U Ciclope” per la regia di Andrea Cammilleri, in coppia con Guido Rotolo. Su testo di Alfonso Zaccaria scrive la musica della sigla “Ballata per Ragusa” per la trasmissione Diario Ibleo (RAI REGIONE SICILIA -12 puntate) Ancora per la RAI (RETE 2 – ore 9) trasmessa quotidianamente dal 1980 al 1983, scrive la sigla della trasmissione “I Giorni” per la regia di Leda Zaccagnini. In coppia con Guido Rotolo per la SETTIMANA PIRANDELLIANA 1980 firma le musiche di “Pensaci Giacomino” di Luigi Pirandello, per la regia di Pino Passalacqua. Si trasferisce a Milano. In occasione del 33 FESTIVAL ARTE DRAMMATICA di Pesaro, scrive le musiche di “Eufrosina” di Alfonso Zaccaria, opera presentata anche nella stagione teatrale 1980-1981 dalla compagnia PICCOLO TEATRO PIRANDELLIANO di Agrigento. Partecipa come cantautore nel luglio 1981 alla rassegna “CANTAMARE” a Trapani con il suo brano: “Voglio Questa Notte”. A settembre dello stesso anno Ë ospite con Ivana Monti alla serata finale dell’EFEBO D’ORO 81, assegnato al film di Ettore Scola “Passione d’amore”. Per un lungo periodo frequenta la scuola di mimo al C.T.A di Milano e con il mimo Fidalma Fanciulli nel giugno 1982 partecipa allo spettacolo “Contrasto” al Poliziano di Milano. Nello stesso anno è impegnato a Caramanico Terme in Abruzzo, per due mesi, in quotidiani recital ed animazioni con Fidalma Fanciulli.  Ancora con Fidalma Fanciulli mette in scena lo spettacolo “Musica e Mimo” e a dicembre debutta alle Scimmie di Milano e subito dopo alla Luretta di Bologna. Nell’aprile 1983 ritorna a Bologna, a Loano ed ancora a Milano con lo stesso spettacolo che a dicembre presenta a Strasburgo. Nel febbraio del 1984 esce il suo LP dal titolo “La Nave dei Folli” per la Nostradamus record. 

Compie una tournèe in Yugoslavia, esibendosi a Spalato, Belgrado, Zagabria. Lo spettacolo viene trasmesso dalla televisione nazionale.

Tra la fine del 1984 e l’inizio del 1985 lo spettacolo Musica e Mimo viene ospitato nella trasmissione “Borderò” della RAI REGIONE SICILIA.

Nel 1985, sempre per la RETE 3 Rai firma le musiche del film “Bosco per Verso” per la regia di Nuccio Vara. Nel 1986 inizia le produzioni discografiche degli artisti Ken Power (WEP, distribuzione RCA) e PAKO.

Scrive e produce l’inno ufficiale della JUVENTUS per l’etichetta Forever.

Nel 1987 scrive e produce per la RAI REGIONE SICILIA le 6 puntate del programma radiofonico: “In Differita…Via Satellite”. Collabora alla produzione dell’album “Favole Senza Finale” del cantautore Gimmi Asta. Scrive e produce per i Pako Pako Circus di Milano il brano “Alcione”.

Nel 1988 per RAI 3 (dal 4 ottobre al 16 dicembre) firma 44 puntate di “Complimenti per la Trasmissione” condotta da Piero Chiambretti nel quasi gioco giornaliero itinerante per l’Italia, in diretta dalle case dei concorrenti. 

Nel 1989 (ottobre-dicembre) scrive e produce per la RAI REGIONE SICILIA, 12 puntate del programma radiofonico. “Palermo Uno…Novanta, La Smorfia”.

Nel giugno 1991 firma: “Aspettando Il Cantagiro”, condotto da Sandro Ciotti, 4 puntate per RAIDUE.

Dal giugno 1991 al settembre 1991 firma: “Il Pomeriggio del Nuovo Cantagiro”, 14 puntate con Gianfranco Agus, Patrizia Pellegrino e Pino D’Angiò, per RAIDUE, ore 16,30 e il programma in prima serata “Il Nuovo Cantagiro 91”, 14 puntate con Mara Venier e Gabriella Carlucci, sempre per RAIDUE alle ore 20,30.

Produce e firma, nel 1992, per Musica Solare l’album: “I Bimbi siamo Noi” per il gruppo Casadei 012. Nello stesso anno, firma per la RAI REGIONE SICILIA il programma d’intrattenimento radiofonico “Palermo…1…90…” condotto da Salvo Mangione ed altri.

Nel giugno 1993 firma per RAI 1 lo special “dal Mambo…al Merengue…Raoul Casadei”, prodotto da Marco Barbieri per Progetto Musica.

Firma e produce, per la Carosello, i brani del gruppo napoletano i Trettrè del CD single “MAREMOKAMAMBO”.

Per il gruppo Statuto (EMI) firma il brano “Aio-Aiò” che fa parte del CD single, “Saluti dal mare” e riproposto nell’Album “E’ tornato Garibaldi”.

Produce e firma per il gruppo Casadei 012 Musica Solare: “Cantagioca con Italia in Miniatura”, sigla del famoso Parco Giochi della Romagna.

Firma tre brani dell’Album “Buone Notizie” (distribuzione Ricordi) per L’Orchestra Italiana di Raoul Casadei tra i quali il brano “Bella Estate” sigla dell’omonimo programma di RAI 1 trasmesso in 16 puntate.

Per RETE 4 cofirma il programma “Il gioco delle Coppie Beach” trasmesso in 72 puntate condotto dal gruppo I Trettrè

e Wendy e firmando la sigla di apertura e chiusura “Notte Beach” eseguita da I Trettrè, producendo un Mix per la NAR (edizione Canale 5 – Musica Solare).

Dal 1998 è direttore artistico dell’Orchestra Fratelli d’Italia ed anche dell’European Twins Festival 1a e 2a edizione (2000 e 2001) svolta a Rimini e a Bardolino nel 2004.

E’ stato produttore delle orchestre di Luca Bergamini, Brunella, Carlo e Donatella, Spot e Fratelli d’Italia.

Nel 2013 ha scritto le musiche per il “Berretto a sonagli” con Pino Caruso per la regia di Francesco Bellomo.

Ricordo di Giovanni Parisi

MARIO D’ALESSANDRO  – TITOLARE DELLA DISCOTECA UADDAN

Autore discografico ed Imprenditore Tutto ebbe inizio alla fine del ’69. Mentre il mondo cambiava pelle, Agrigento scopriva la sua anima notturna nel ventre di un palazzone alla fine del Viale della Vittoria. Lì, in un locale sotterraneo che definire oggi “underground” non è una posa ma la pura realtà, aprì la prima vera discoteca della città.

Il progetto era una scommessa visionaria di un ventenne con la musica nel sangue, uno che i testi non si limitava ad ascoltarli, ma li scriveva. L’intuizione più geniale? Il brand. Un nome corto, misterioso, dal sapore quasi esotico: UADDAN. In pochi sapevano che significasse semplicemente “caprone”, ma quel suono rugoso e potente diventò in un lampo una leggenda capace di attraversare tutta la Sicilia.

Con le sue due piste da ballo — un’esclusiva assoluta per l’epoca — l’Uaddan non era solo una discoteca: era un tempio. Tra quelle mura si respirava il fumo e l’energia delle grandi jazz session internazionali. Sul palco salivano giganti come Romano Mussolini, Enzo Randisi e Vince Tempera.

Indimenticabile fu il passaggio del Perigeo, un bel gruppo di musica Jazz d’avanguardia, che proprio alla Valle dei Templi dedicò un intero album, un 33 giri con la foto del Tempio della Concordia in copertina che divenne un manifesto artistico. Ogni concerto era un sold out, un rito collettivo che attirava chiunque avesse fame di nuovo. Anch’io, che allora ero solo un adolescente, restavo incantato da quell’energia: l’Uaddan era il posto dove dovevi essere, il luogo dove la musica smetteva di essere un sottofondo e diventava vita un posto dove trovavi tanti amici e ovviamente tante ragazze che finalmente uscivano i pomeriggi per poter ballare in discoteca ma per fare rientro prima di cena.

Parlare dell’Uaddan non è solo il ricordo di una discoteca, ma il manifesto di un’epoca in cui l’imprenditoria era fatta di rischio, visione e coraggio puro. Il confronto tra la genuinità di allora e il sistema attuale degli “spettacoli garantiti” 

Ho conosciuto Mario quando ero ancora un bambino e lui già un giovane maturo. Ci incrociavamo tra le mura della Parrocchia dell’Immacolata, allora cuore pulsante della socializzazione giovanile sotto la guida di un Padre Pellitteri instancabile. Il salone sotto la chiesa era un vero laboratorio creativo, dove tra una partita a ping-pong e un coro polifonico, noi ragazzi muovevamo i primi passi sul palcoscenico della vita. Mario spiccava già: era lui l’anima organizzativa dietro i musical, le recite di Natale o gli spettacoli di Carnevale.

Quella gavetta creativa fu il suo trampolino. Dopo aver aperto un bar al Viale con il padre, si lanciò nell’avventura della discoteca polifunzionale che lo avrebbe consacrato come il “re della notte” agrigentina. Impossibile dimenticare le mitiche serate in costume per carnevale; una volta parteciparono centinaia di giovani con travestimenti incredibili, come quello di sua sorella, vestita da lume da tavolo con tanto di lampadina funzionante!

L’Uaddan aveva orari che oggi sembrano d’altri tempi: il turno dei ragazzi dalle 16 alle 20, e quello dei giovani dalle 21 a poco dopo mezzanotte, l’orario canonico del rientro. Lì nacquero amori, storie e passioni musicali; lì scoprimmo James Brown e la disco music, ma anche la magia dal vivo del Perigeo o il piano di Romano Mussolini, o le note vibranti di uno xilofono squillante di Enzo Randisi. Quel locale ci cambiò nel profondo: nel modo di vestire, nel taglio dei capelli, nella percezione del mondo. Ci sembrava di toccare il cielo con un dito.

Tutto questo fu possibile solo grazie al coraggio e alla fantasia di un giovane che faceva impresa vera, rischiando in proprio. Oggi, guardando certi “simil-imprenditori” della nostra città, mi viene da ridere. Sono personaggi rigorosamente allineati al potere, che producono progetti artistici spesso mediocri a rischio zero, protetti da delibere generose e guadagni garantiti. Spettacoli spesso scadenti dove il pubblico è solo un optional, perché l’utile è già incassato prima ancora che si aprano le porte. 

Mario era un’altra cosa: lui l’incasso se lo doveva sudare, offrendo bellezza e innovazione a una città che ne aveva fame.

Come tutte le cose belle, anche l’avventura dell’Uaddan ebbe un inizio e una fine. Ad un certo punto, ad un uomo con l’estro di Mario la città apparve piccola, inadatta a contenere la sua ambizione e la sua voglia di fare. Decise così di trasferirsi al Nord, in Romagna, dove per anni mise la sua penna al servizio di grandi successi: scrisse per l’orchestra di Raul Casadei, collaborò ai testi per un astro nascente della TV come Piero Chiambretti e firmò persino l’inno dell’Inter, risuonato per anni tra le mura di San Siro.

Fece moltissime altre cose che purtroppo non ricordo o non ho mai saputo e di questo mi scuso, anche perché i nostri contatti, col tempo, si erano diradati. Ma l’amicizia, quella vera, è rimasta immutata. Quando ci siamo rivisti dopo almeno venticinque anni, seduti a un tavolino di un bar del Viale, è stato come se il tempo non fosse mai passato. Abbiamo ripercorso quegli anni fantastici per Agrigento, constatando con amarezza la miseria culturale dei giorni nostri e il deserto che sta prendendo il sopravvento dove prima c’era un oasi fiorente.

Viene spontaneo fare il confronto e vedere il contrasto stridente. Oggi non ci sono più i Mario D’Alessandro, né quei ragazzi del salone dell’Immacolata o del Uaddan,  che volevano cambiare la propria esistenza mettendosi in gioco con le sole proprie capacità. Oggi i giovani migliori studiano altrove, nelle Università del Nord, nei conservatori o nelle accademie d’arte di successo, per non tornare mai più. Questa città è rimasta in mano ai “vice niente”, persone senza alcuna capacità se non quella di sfruttare le amicizie, diventando non imprenditori, ma “prenditori” di successo per un pubblico ormai stanco e rassegnato e forse privo di quell’entusiasmo che prima esprimeva in tutti i campi

Mario resta il simbolo di un’Agrigento che sapeva sognare in grande e che, per un momento magico, ci ha fatto sentire al centro del mondo.

C’è un ultimo dettaglio, una nota a margine che sento il dovere di aggiungere a questo ritratto. Oggi, per volontà dei proprietari, i locali che un tempo ospitarono l’Uaddan sono diventati la casa dell’associazione “Volontari di Strada”, guidata dall’infaticabile Anna Marino.  

È profondamente suggestivo pensare che quel seminterrato, che per anni è stato la palestra del divertimento, della crescita culturale e il batticuore della gioventù agrigentina, oggi sia diventato un porto sicuro per l’assistenza agli ultimi della nostra città. Dove un tempo risuonavano le note jazz e i sogni di gloria, oggi abita la generosità silenziosa di chi aiuta chi non ha più nulla.

In un certo senso, la missione di quel luogo non è mai cambiata: allora nutriva lo spirito di noi ragazzi affamati di musica e futuro, oggi nutre e sostiene l’esistenza di tante persone in difficoltà. Una continuità di cuore che nobilita quel locale e lo rende, ieri come oggi, un punto di riferimento fondamentale per l’anima di Agrigento.

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