Michele Guardì, primo Direttore Artistico del ristrutturato Teatro Pirandello (dopo oltre 40 anni di lavori) e riaperto al pubblico il 29 aprile 1995, alla presenza del Presidente della Repubblica, Oscar Luig Scalfaro, avrebbe voluto farne una sorta di “Svizzera agrigentina”. Cioè un luogo neutrale, nel quale le polemiche, gli scontri verbali, i giochi di potere fossero lasciati fuori dal Teatro. Una mission impossible, alla luce della lettera di fuoco indirizzata stamani al sindaco Michele Sodano, con la quale i componenti del Consiglio di Amministrazione della Fondazione Teatro hanno annunciato le loro irrevocabili dimissioni. In realtà, il primo a lasciare è stato Andrea Cirino, dimessosi da vice presidente praticamente all’indomani della vittoria di Michele Sodano. Motivando la decisione per “rispetto della nuova amministrazione”. Gli altri, il presidente Alessandro Patti,  i componenti Giuseppe Miccichè, Gaetano Airo’ hanno lasciato oggi il consiglio di amministrazione della Fondazione Teatro Luigi Pirandello di Agrigento. Due mesi dopo l’elezione di Sodano e tre mesi prima dalla scadenza naturale del mandato. Dimissioni accompagnate da un vero e proprio “j’accuse” indirizzato al sindaco, reo di avere innalzato una sorta di muro di gomma. “A seguito dell’insediamento della nuova Amministrazione comunale, si legge nella lettera, avevamo immediatamente sollecitato un confronto con Ella affinché il passaggio del testimone avvenisse nel modo più indolore possibile per l’operatività del Teatro Pirandello. L’attività culturale del Teatro necessita di programmazione e calendarizzazione; la gestione amministrativa della Fondazione impone scelte organizzative e logistiche a breve, medio e lungo termine”. Sulla prima questione, la programmazione, la Fondazione, prosegue la nota, aveva già fatto tempestivamente ed in buona parte fronte, avendo in tarda primavera presentato il cartellone della stagione teatrale 2026-2027. Adesso, prosegue, occorre celermente occuparsi della campagna promozionale per gli abbonamenti, ben sapendo che la Fondazione si trova senza addetto stampa sin dal primo luglio scorso”. I componenti dimissionari criticano inoltre Sodano per non avere dato “fattivo riscontro” alla loro manifestazione di disponibilità “a condividere tutte le azioni da porre in essere in quest’ultimo scorcio di mandato”. Insomma, una chiusura totale. Nella missiva al sindaco fanno presente di avere temporeggiato su alcune richieste di disponibilità per iniziative culturali perché “avremmo preferito capire e sapere quali siano le intenzioni del nuovo corso”. E tracciano anche un bilancio dell’attività svolta nel quiquennio, ricordando i successi ottenuti dalla Fondazione con le attività extra cartellone, quali i concerti di Giovanni Allevi, Claudio Baglioni, Fabio Concato, l’Orchestra d’archi dell’Accademia del Teatro alla Scala di Milano, Paolo Buonvino, Lello Analfino & Friends per l’Ucraina, la serata in onore e ricordo di Domenico Modugno e tanto altro ancora “frutto di scelte politiche di questa governance, pianificate ovviamente con congruo anticipo ed unità d’intenti”. E ancora: i rapporti collaborativi con le altre Istituzioni, Prefettura, Archivio di Stato, Conservatorio Toscanini di Ribera, Marco Savatteri, indiscutibile eccellenza del nostro territorio. I component dimissionari poi puntano l’indice sulla gestione amministrativa della Fondazione che sino al 2020, contava su una nutrita schiera di dipendenti comunali che, con l’andar del tempo, avevano acquisito esperienza e professionalità specifiche e settoriali, riducendo i costi di gestione e facendosi carico dell’eventuale lavoro straordinario di quei dipendenti. Ma ben presto anche il Teatro si è ritrovato a fare i conti con l’esiguità del personale comunale, determinando l’imprescindibile necessità di ricorrere autonomamente a forze esterne, con evidente aumento dei costi di gestione. Vero è che il Direttore Generale può ed anzi deve agire in piena autonomia, avendo statutariamente la responsabilità gestionale, amministrativa e contabile, ma, si legge ancora, ad oggi non sono pervenute indicazioni del sindaco per concordare valutazioni e scelte condivise. Questa governance lascia in eredità la gestione di un Teatro che, da cinque anni a questa parte, è assurto a notorietà ed apprezzamenti a livello nazionale, diventando indiscutibilmente il terzo polo teatrale della Sicilia. A questo punto, certi di aver onorato al meglio delle nostre possibilità il prestigioso ed onorifico mandato conferitoci, rassegniamo le nostre irrevocabili ed anticipate dimissioni, con l’auspicio che il Teatro Pirandello continui ancora per lungo tempo a rappresentare il fiore all’occhiello dell’offerta culturale della nostra provincia”. Quale futuro per il Teatro Pirandello, ci si chiede adesso.

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