L’affare brokeraggio/assicurazioni nella sanità siciliana sembra non finire mai. Cambiano gli uomini, le amministrazioni, persino le parole con cui vengono descritti i nuovi strumenti amministrativi. Ma il grande circuito economico che ruota attorno alla sanità pubblica siciliana sembra avere una straordinaria capacità di reinventarsi. Dopo le vicende che hanno investito il Cefpas e mentre continuano a emergere interrogativi sui rapporti tra politica, sanità, amministrazione e interessi economici, ecco comparire una nuova espressione destinata a entrare nel vocabolario della sanità siciliana, Loss Adjuster. Parliamo di un’attività che può riguardare la valutazione e la gestione dei danni, l’analisi dei sinistri, il supporto ai Comitati Aziendali di Valutazione Sinistri e, più in generale, la gestione professionale del rischio. Nulla di scandaloso, anzi. Ma il problema è capire come viene utilizzato, da chi viene scelto, con quali procedure, per quale durata, con quali costi. E se il Loss Adjuster fosse soltanto uno dei primi passaggi di una filiera molto più ampia che conduce alla gestione del rischio assicurativo e, successivamente, alle grandi polizze delle aziende sanitarie? E’ una semplice domanda: perché tra un incarico da qualche migliaio di euro e una successiva gestione assicurativa dal valore potenzialmente milionario esiste una differenza enorme. Quando si amministrano risorse pubbliche, soprattutto nel settore sanitario, la trasparenza dovrebbe essere la normalità, un dovere. La sanità siciliana muove miliardi di euro e intorno alle aziende sanitarie ruotano società, professionisti, consulenti, assicurazioni, fornitori e operatori economici.

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