Prima di varcare il portone del Palazzo di Giustizia di Palermo, poco dopo le 9,30 di stamani, Gaetano Armao, ha voluto “bacchettare” i giornalisti che l’attendevano. “Dovete dire le cose come stanno, non certo come le prospetta la Procura”, sono state le sue parole. Il riferimento è allo stillicidio di notizie, foto, video ed altro ancora che, da oltre 10 giorni tengono banco sulle prime pagine di tutti i quotidiani e siti di informazione. I passaggi di denaro in auto, davanti alla sede dell’Università, negli uffici del Senato, sino all’ormai famoso orologio a pendolo, all’interno del quale, secondo gli investigatori, di fatto, ci sarebbero le prove della corruzione. Armao era accompagnato dai suoi legali di fiducia, gli avvocati Giovanni Rizzuti e Vittorio Manes. Su di lui pende la richiesta di arresto in carcere. Prima di Armao sono arrivati il presidente della Sa.Mo Luigi Zancla, accompagnato dall’avvocato Sergio Monaco, e il deputato regionale Giuseppe Lombardo che ai cronisti ha detto “risponderò”. Quella di oggi è la seconda ed ultima giornata di interrogatori preventivi da parte del Gip e dei magistrati della Procura di Palermo.  

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