Era il capo della “Catturandi”, la speciale sezione della Questura di Palermo che si occupava, appunto, di catturare i boss mafiosi latitanti. Giuseppe Beppe Montana, agrigentino di nascita, poliziotto di razza, ne aveva arrestati un bel po’ e per questo sapeva di essere un bersaglio. Tre giorni prima del suo omicidio, nel corso di una operazione, aveva ammanettato otto uomini del boss Michele Greco, che sfuggì alla cattura. Aveva forte il senso della Giustizia, dello Stato e per questo non si è mai tirato indietro. Quel 28 luglio di 41 anni fa aveva deciso di prendersi un pomeriggio di libertà, al mare, assieme alla fidanzata, a Porticello, una frazione del comune di Santa Flavia. In tarda serata, un terzetto di killer, composto da Agostino Marino Mannoia, Pino Greco e Giuseppe Lucchese, entrò in azione non appena il commissario scese dal motoscafo con il quale effettuò una gita. Fu proprio Mannoia a dare il colpo mortale alla testa. Sul posto i vertici della questura, tra cui Ninni Cassarà, ucciso una settimana dopo assieme all’agente Antiochia e gli affranti Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Proprio quest’ultimo si lascerà andare ad una amarissima riflessione: “Convinciamoci che siamo dei cadaveri che camminano”. Stamani, davanti alla Questura di Agrigento, intitolata alla memoria del poliziotto assassinato, si è svolta una cerimonia in ricordo. Presenti le più alte cariche istituzionali della provincia. Post Views: 6 Navigazione articoli Rilanciata l’istanza di arresto in carcere per l’imprenditore di Favara, Dino Caramazza Garante dei disabili, Alongi propone l’avv. Pennica