Storie di “pizzini”, ma anche di frequentazioni ancora ritenute “sospette”. E’ quanto ruoterebbe attorno all’ex deputato agrigentino, Riccardo Gallo, coinvolto nella maxi inchiesta denominata “Corte dei Miracoli”, condotta dalla Procura di Caltanissetta, che ipotizza un sistema di corruzione legato alla gestione del Cefpas e dell’Asp di Agrigento. Due elementi, “pizzini” e frequentazioni “sospette”, che sarebbero a fondamento della istanza firmata dai PP.MM nisseni, Chiara Bonfante, Vera Giordano e Piera Anzalone e controfirmata dal Procuratore Capo, Salvatore De Luca, con la quale si chiede al Tribunale del Riesame di Caltanissetta di revocare la decisione del Gip, Santi Bologna, di rimettere in libertà Gallo lo scorso 23 luglio. Sono quei foglietti rinvenuti nella sua abitazione, durante una perquisizione, a destare sconcerto. Messaggi nei quali comparirebbero parole inquietanti, inviti a non parlare perché si è intercettati. Se la ricostruzione troverà fondamento negli atti giudiziari, saremo di fronte ad una vicenda assai delicata. Da una parte lo Stato che intercetta per cercare di ricostruire rapporti, contatti e possibili dinamiche illecite. Dall’altra, nella casa dell’indagato, vengono trovati messaggi che sembrerebbero indicare proprio la necessità di non utilizzare il telefono, parlare con cautela e prestare attenzione alle intercettazioni. Quella dei “pizzini”, peraltro, è una storia che la Sicilia conosce bene: poche parole, niente conversazioni compromettenti, massima prudenza. Ovviamente, un foglietto da solo non dimostra un reato, il contenuto deve essere contestualizzato e, come prevede la Costituzione, Gallo resta tutelato dalle garanzie previste dalla legge. Ci sono poi le “relazioni ritenute illecite” che la Procura di Caltanissetta contesta a Gallo, nella richiesta di arresti domiciliari presentata ai Giudici del Riesame, in discussione sabato 19 settembre. Ed è qui che l’inchiesta assume un’altra dimensione. Perché il tema non sarebbe soltanto che cosa sarebbe accaduto prima dell’arresto, ma anche ciò che gli investigatori ritengono possa essere accaduto successivamente. Se determinate relazioni fossero proseguite, occorrerà capire con chi, per quale ragione, con quali modalità e soprattutto per quale motivo sarebbero continuate mentre l’indagine era già in corso. Ricordiamo che il Gip, nel provvedimento di concessione della libertà a Gallo, aveva applicato nei suoi confronti l’interdizione per un anno dai pubblici uffici. L’ex parlamentare di Forza Italia era stato arrestato il 16 luglio scorso, a quasi un mese e mezzo dalla richiesta del PM. Nell’ordinanza con cui aveva disposto gli arresti domiciliari, il gip Bologna aveva evidenziato di non poter applicare nei suoi confronti una misura interdittiva perché rivestiva la carica di deputato regionale, da cui si è dimesso pochi giorni prima della revoca dei domiciliari. Gallo si è sempre dichiarato estraneo alle accuse. L’attesa, adesso, è per il 19 settembre: saranno i Giudici del Riesame a stabilire se tornerà o meno ai domiciliari. Post Views: 114 Navigazione articoli Appalti e corruzione: invocate cinque condanne Faraone, duro attacco a La Vardera: “Fa gratis il cavallo di Troia della Meloni”